Infezioni gastrointestinali

La maggior parte delle infezioni gastrointestinali si autolimita e si risolve nell’arco di pochi giorni. Comunque, nei neonati/bambini, nei pazienti immunocompromessi o negli anziani, le infezioni gastrointestinali possono essere potenzialmente gravi.
La diagnosi delle infezioni gastrointestinali è largamente effettuata attraverso test di laboratorio, usati per la coltura o rilievo degli antigeni da campioni di feci. Il Clostridium difficile, un bacillo sporigeno e gram positivo, produce 2 esotossine: la tossina A e la tossina B. Queste tossine sono responsabili nello sviluppo della diarrea e dell’infiammazione presenti nei pazienti infetti. La tossina A è un’enterotossina che può causare un vasto danno a livello delle mucose, ed è un attivatore dei mastociti e dei neutrofili, che scatenano la cascata infiammatoria.
La tossina B è una citotossina che può causare cambi morfologici a livello delle colture cellulari. L’Helicobacter pylori è un batterio spiriforme, che vive nel muco del tratto digestivo umano ed è presente in circa metà della popolazione mondiale. Strettamente associato con l’ulcera peptica e la gastrite cronica attiva, l’H. pylori è il maggior fattore di rischio per lo sviluppo dell’adenocarcinoma gastrico.
La diagnosi di infezione si avvale di metodi non invasivi, come il rilievo dell’antigene dell’H. pylori nei campioni di feci. La ricerca dell’antigene nel campione fecale rappresenta una semplice alternativa all’urea breath test ed è un metodo appropriato per la diagnosi e il follow up dell’infezione.